Ogni anno noi donne, diciamocela la verità, siamo attratte dalla fashion week. Io personalmente, ammetto serenamente, sono una  che segue la moda, cavalco le tendenze e vengo rapita dalla settimana della moda milanese, sfilate parigini, quelle di New York.  Le seguo e non passivamente.

Però oggi, con voi, vorrei sollevare alcune polemiche ( e qui sono l’imperatrice della polemica).

Da anni abbiamo tutte e tutti intrapreso un percorso visivo, di linguaggio, di cultura e di approccio alla vita verso il body positivity e l’inclusività.

Al mondo c’è posto per tutti, basta che si stia bene con se stessi.

L’anno scorso qualche timido accenno venne dato da Gucci, Alessandro Michele direttore creativo della Maison fece sfilare Armine Harutyunyan, ragazza lontana dai canoni “tipici” e imposti dalle sfilate.

Quest’anno  abbiamo assistito nuovamente a sfilate milanesi poco inclusive, corpi perfetti e statuari, donne magrissime e alte.

Mentre Victoria’s Secret lancia sulle sue passerelle donne con una 46 di taglia( quindi questo significa che potrei sfilare anch’io…ma in verità mi faccio già vedere abbondantemente in reggiseno e brasiliano senza calcare le passerelle) altre Maison ritornano alla 38.

Ora, la domanda è: cosa siamo? Dove vogliamo andare? Cosa vogliamo comunicare? Perché alle parole devono sempre seguire i fatti, altrimenti avremmo fatto una comunicazione menzognera e fuorviante.

I corpi, di donne e uomini, sono vari. C’è chi è alta, chi bassa, chi ha una 40 chi una 46. Le donne di oggi sono tutto fuorché modelle precise e da misure da manichino. Le donne di oggi vogliono sentirsi libere di indossare la loro taglia senza sentirsi sbagliate. Amarsi è quella essenzialità che ci rende libere e ancora più belle. Senza vergogna e senza filtri. La cosa che ci dovrebbe preoccupare è la salute. Se qualche chilo in più non porta all’obesità e non porta a patologie accettiamolo, se stiamo male e non ci riconosciamo in quelle forme allora affidiamoci a bravi nutrizionisti per affrontare il percorso di dimagrimento.

Ma torniamo alla moda. 

Quello che vediamo su una passerella non è il mondo reale, prima lo comprendiamo e meno ci danniamo. Non esiste una sola fisicità, ed è tempo di guardarci in maniera diversa. Reale. Vera.

Anche perché quello che vedete sulle passerelle viene poi distribuito nei fast fashion  e arrivano fino alle taglie 46 e più. Quindi perché non portare in passerella la donna che rappresenta la normalità? Idem per gli uomini. 

Generare un cambiamento significa iniziare a farlo  con i fatti e non solo con le parole, altrimenti è come se fosse un libro ben scritto ma destinato a diventare polveroso, mai sfogliato.

E vi voglio parlare di una sfilata che si è tenuta a Venezia, in occasione, del Festival del Cinema, realizzata da Raptus and Rose: il “Defilè della Rinascita”. 

Un messaggio che ha commosso molti dei presenti e del popolo del web, donne coraggiose che hanno sconfitto il cancro o che ancora lottano con una malattia oncologica.

Lì, sulla passerella c’era tutto: il coraggio, la fatica, la paura, lo smarrimento, i sorrisi, la lotta, la speranza.

Siamo donne. Siamo noi. Siamo bellezza.